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Stonehouse

GIARDINI PRIVATI

Una grande villa in pietra ai piedi delle montagne cuneesi, circondata da circa 6000 metri di parco, è stata oggetto di una importante opera di recupero paesaggistico.

 

La presenza negli anni di diverse proprietà con interventi disparati di giardinieri aveva creato una varietà di specie e di schemi che si presentavano quasi urtanti e sgradevoli alla vista.

 

Il nuovo insediamento ha quindi richiesto un intervento di tipo radicale con la revisione generale del progetto, dove solo il mantenimento delle grandi specie centenarie di Querce spp. e alcuni grandi esemplari di Liquidambar styraciflua ha poi lasciato spazio ad un nuovo impianto del verde, teso in primis alla semplificazione e riduzione delle varietà e in secondo luogo alla redistribuzione degli spazi.

 

La prossimità a Nord con un bosco di carpini e faggi è stato il principio per il quale si è voluto portare del selvaggio nel giardino, per non percepire il limite fisico della proprietà e per fare in modo che l’occhio si perdesse nel il verde oltre confine. Accompagnano le zone d’ombra del bosco “ricostruito” una serie di tapezzanti formati da innumerevoli felci, in 3 varietà, e macchie sfumate di Hydrangea quercifolia.

 

I lati restanti a Ovest, Est e Sud, confinanti rispettivamente con abitazioni e strada statale ad alto scorrimento, sono stati invece interpretati e progettati come schermatura fisica ad alta densità, da “lavoro”: macchie omogenee di bambù ad alto portamento, il Pyllostachys viridiglaucescens, vengono alternate in primo piano da Bambusa metake, più basso e meno fitto.

 

Internamente, a disegnare il giardino “percepito”, richiami alle preesistenze con Liquidambar styraciflua, come elementi verticali a portamento snello, formano l’ossatura che svetta su cuscini di Rosa chinensis ‘Sanguinea’, Spiraea vanhouttei e Buxus sempervirens.

 

Il progetto paesaggistico mette in evidenza come si possa trattare un’area di 7000 mq con soli 5-6 generi di arbusti di diverse altezze, con sfumature lievi: si induce così il fruitore a percepire in ogni angolo, in ogni anfratto o in ogni visuale aperta, una sensazione di unitarietà e di imitazione più fedele della natura.

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